giovedì 20 settembre 2018

Gli esopianeti e le possibili forme di vita extraterrestre: la caccia è aperta.





“Quel pianeta l’ho scoperto prima io”.

E’ stato il titolo di un appuntamento della rassegna del National Geographic Festival delle Scienze al quale ho partecipato insieme ad alcuni amici lo scorso aprile all’Auditorium Parco della Musica di Roma.

Una interessantissima lezione sul tema degli esopianeti ed una preziosa discussione sullo stato della ricerca di questi corpi “extrasolari” e sulla evoluzione scientifica degli strumenti per l’osservazione dello spazio lontano.

I relatori erano davvero tutti preparati e sono riusciti a comunicare concetti particolarmente tecnici in modo chiaro e semplice.

Era la prima volta che sentivo parlare di progetti come Kepler, Tess, Cheops e Plato.


Oggi mi è capitato di leggere un articolo dal titolo “Prima immagine da Tess, cacciatore di pianeti della Nasa”.

Tess (Transiting Exoplanet Survey Satellite), il nuovo satellite della Nasa per l'esplorazione del cosmo, lanciato in orbita solo alcuni mesi fa e di fatto successore del già prezioso Kepler, sta cominciando ora a trasmettere immagini relative alla sua missione: scrutare l'intero cielo alla ricerca di pianeti orbitanti intorno alle stelle più brillanti.

Saranno alla fine più di 200.000 le stelle che complessivamente verranno osservate tramite le quattro fotocamere ad ampio spettro di questo nuovo satellite che sfrutterà per la ricerca di nuovi pianeti il metodo dei transiti (ovvero il passaggio di un pianeta davanti al disco della sua stella). Il Tess Science Center poi, dopo aver acquisito questa enorme mole di informazioni, passerà alle fasi dell'analisi e della verifica.

E così sono riaffiorate nella mente molte delle cose che ho ascoltato in quella occasione. Ripenso ancora all'entusiasmo dei relatori ed alla soddisfazione nel descrivere risultati raggiunti e il lavoro di ricerca in atto. Perchè non solo la Nasa con Tess sono attivi in questa "caccia celeste".

Mi colpì in maniera particolare la relazione dell'astronoma Isabella Pagano, la responsabile e coordinatrice italiana di due importantissimi progetti del programma Cosmic Vision 2015-2025” realizzato dall'Esa - Agenzia Spaziale Europea per lo studio degli esopianeti: Cheops e Plato.

Cheops (CHaracterizing ExOPlanet Satellite) è ormai in dirittura d’arrivo.

Sono stati conclusi con successo tutti i test previsti. E’ un satellite ultracompatto, sviluppato con un decisivo contributo tecnologico italiano (il telescopio è stato completamente realizzato in Italia), e servirà principalmente per completare e migliorare il lavoro di Tess: studiare la struttura di pianeti già scoperti ed osservare con più precisione i loro sistemi alla ricerca di nuovi corpi. 

Plato (PLAnetary Transits and Oscillations of stars) sarà invece in orbita nel 2026. Al momento è ancora in corso di progettazione.

Si presenterà come un satellite tecnologicamente ultra sofisticato (anche in questo progetto l’Italia ha un ruolo determinante). Dovrà scrutate ampie zone di cielo attraverso un approccio multi-telescopico e andrà alla ricerca dei pianeti lontani sempre con il metodo dei transiti. Analizzerà complessivamente fino ad un milione di stelle.

Come facilmente si può comprendere nel campo della ricerca spaziale si stanno facendo passi da gigante ed è molto positivo che, nonostante siano in atto progetti diversi, ci sia ampia collaborazione tra le agenzie e gli scienziati  attraverso la condivisione dei risultati e nel richiedere reciproco aiuto. E direi "finalmente" perchè il progresso e le scoperte devono appartenere a tutti.

Viviamo insieme in un unico luogo, il Pianeta Terra, e se esiste un altro posto dove può esistere qualche altra forma di vita prima o poi la scopriremo.


Per approfondire:







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