giovedì 25 ottobre 2018

Benvenuti a Bevagna, uno dei borghi più belli d'Italia.



Bevagna è un bellissimo borgo, tra i più belli d'Italia, situato lungo l'antica via Flaminia, in una fertile pianura ai piedi di verdi colline quasi al centro dell'Umbria, lì dove nasce il fiume Timia dalla confluenza del fiume Clitunno e del torrente Teverone.


Per comprenderne origine e storia basta sapere che il suo nome deriva dell'etrusco Mefana, poi divenuto per i Romani Mevania ("colei che sta nel mezzo"). Una antica città fluviale i cui resti (quasi tutti risalenti al II secolo d.C.) ancora è possibile osservare passeggiando al suo interno: parte della facciata di un tempio, il frigidarium a tessera bianche e nere di un complesso termale, un mosaico e un teatro.


L'eredità storica però che colpisce al primo impatto e che caratterizza maggiormente tutta la cittadina è quella medievale.

L'accesso alla struttura urbanistica, che riprende la pianta di epoca romana, è consentito solo tramite una delle sette porte (Porta Todi, Porta Foligno, Porta Cannara, Porta Raggiolo, Porta Guelfa, Porta S. Agostino, Porta Molini), mentre quasi tutto il resto del perimetro è ancora protetto da un'imponente cinta muraria con torri e bastioni.

"Il Medioevo come non l'avete mai visto" è il titolo di un manifesto, nei pressi del punto informativo turistico, dove è presente la mappa del circuito dei mestieri medievali.

E infatti, appena dentro le mura, non servirà l'immaginazione per tornate indietro di circa sette secoli, quando un brulicare di persone e tutta una serie di attività artigiane riempivano ogni luogo: lungo la strada principale (Corso Matteotti), tra le viette delle quattro Gaite (guardie) ovvero i rioni in cui è suddiviso tutto il borgo (San Giorgio, San Giovanni, San Pietro e Santa Maria) o in Piazza Silvestri, tra le più importanti piazze medievali della regione.


Una vita dai ritmi lenti e cadenzati che vede come centro principale proprio Piazza Silvestri, dove un'armonica irregolarità è realizzata con il susseguirsi di elementi risalenti al Duecento (l'epoca d'oro della cittadina) e simboleggianti il potere politico, civico e religioso. Qui possiamo visitare il Palazzo dei Consoli, caratterizzato da un'ampia scalinata esterna, che venne costruito per celebrare l'autonomia raggiunta dalla città. Alla fine del 1800 fu risistemato per inserirvi al suo interno un teatro da 140 posti il quale prese il nome del più celebre concittadino di Bevagna, ovvero lo scrittore Francesco Torti (una statua che lo raffigura è presente in Largo Gramsci). Ai lati e di fronte a questo palazzo ci sono ben tre chiese erette da ciascuno dei diversi ordini monastici che giunsero in città (francescano, domenicano ed agostiniano): la chiesa di San Michele Arcangelo, la chiesa dei SS. Domenico e Giacomo e la chiesa di San Silvestro.


Ma chiese di diverse epoche, insieme a monasteri e conventi, potrete trovarle un po' ovunque nonostante le piccole dimensioni di Bevagna: la chiesa sconsacrata di Santa Maria in Laurenzia con il portale della Madonna del latte; la chiesa di Santa Maria della Consolazione; il monastero di Santa Margherita (agostiniano); la chiesa e il convento di Sant'Agostino; il monastero di Santa Maria del Monte (benedettino); la chiesa di San Vincenzo; la chiesa di San Francesco; la chiesa di San Filippo.



Insieme alle chiese troviamo alcuni storici palazzi come quello Lepri, dove è presente il Municipio ed il Museo civico, e altri che oggi ospitano alberghi o residenze private.

Se pensate che sia finita qui, o ancora non siete convinti che a Bevagna si rivive davvero il Medioevo, non vi resta che entrare in alcuni luoghi magici e, se potete, farlo in uno degli ultimi 10 giorni di giugno, quando tutta la cittadina si trasforma in un grande mercato.

In quel periodo viene organizzata una imperdibile rievocazione storica, che ripropone con precisione sapori, giochi, mestieri e prodotti del Medioevo. Mercanti, contadini, pellegrini e musici diventano protagonisti della scena ambientata tra taverne e botteghe d'altri tempi. Tra le quattro gaite del borgo avvengono delle vere e proprie sfide come quella dei mestieri, quella gastronomica, quella del mercato e quella del tiro con l'arco che vengono giudicate da veri esperti come storici, professori, ricercatori, ecc. Il vincitore viene decretato tra chi avrà riprodotto più fedelmente la rappresentazione in gara.


All'interno di una cartiera, una delle quattro botteghe aperte tutto l'anno che permette di vedere i passaggi di trasformazione della materia prima fino a giungere al prodotto finale (le altre sono la cereria, il dipintore e il setificio, ciascuna appartenente ad una delle quattro gaite), ho avuto la fortuna di incontrare un gentilissimo signore che mi ha fatto comprendere passione, entusiasmo e orgoglio che hanno gli abitanti del posto per questo evento atteso tutto l'anno.

Il Mercato delle Gaite ha permesso a Bevagna di tornare a rivivere alcuni dei momenti più importanti del proprio passato ed allo stesso tempo di divenire più moderna, più colta e più unita. Una scelta davvero azzeccata fatta fin dagli esordi del 1989.

Nel 2019 arriverà la trentesima edizione e già... fervono tutti i preparativi!!!



martedì 23 ottobre 2018

Pillole e curiosità dal mondo: Great Salt Lake (Utah-USA).

Il Great Salt Lake è un grande bacino lacustre situato ad un'altitudine di 1.280 metri s.l.m. nel nord-ovest dello Stato dello Utah (USA), la patria dei Mormoni.

Man mano col tempo da immenso specchio di acqua dolce (lago di Bonneville) si sta trasformando in una distesa desertica a causa degli sprofondamenti del terreno che ne hanno interrotto gli afflussi ed al fenomeno dell'evaporazione.

Attualmente la superficie media è di circa 4.400 kmq (dipende dalle variazioni stagionali) e il suo perimetro è di 563 km, mentre la profondità media è di 4,5 metri (la massima 15 metri).

Il lago è attraversato e praticamente diviso da una linea ferroviaria, realizzata nei primi anni del Novecento e proseguimento verso nord-est della "Salt Lake Route" (collegamento dell'omonima city con Las Vegas e Los Angeles).

E proprio la railroad caratterizza in modo spettacolare tutto il paesaggio: il lago si presenta con una colorazione differente nelle due parti in cui viene diviso a causa del diverso grado di salinità.

Guardate il video per ammirare questo spettacolo di colori.




giovedì 18 ottobre 2018

Capodimonte: la gemma del Lago di Bolsena.





Capodimonte è un grazioso borgo sorto su un promontorio di 334 metri s.l.m. che si allunga nel Lago di Bolsena. Siamo nella provincia di Viterbo a circa 25 chilometri dal capoluogo.


Erede di antiche città etrusche e romane presenti nella zona che vennero distrutte e abbandonate per varie ragioni nel tempo, venne fondata durante il Medioevo quando furono costruiti i primi insediamenti.  Spesso chiamata la “gemma del Lago di Bolsena”, è oggi un luogo principalmente legato al turismo estivo grazie al suo litorale di circa 6 chilometri.



Tutto il centro storico è dominato dalla Rocca Farnese, una struttura ottagonale che nel Cinquecento, per opera di Antonio da Sangallo "Il giovane" su richiesta di Alessandro Farnese (divenuto in seguito Papa Paolo III), divenne un Palazzo fortificato per effetto dei lavori di trasformazione di una precedente struttura dei Signori di Bisenzio. Al tempo un ponte levatoio (sostituito più avanti con una struttura in muratura) permetteva di entrare in questa dimora di rappresentanza della famiglia Farnese, che veniva utilizzata per tessere relazioni di ogni tipo con l'intera nobiltà romana. Attualmente è una proprietà privata che in alcune particolari occasioni viene aperta al pubblico.

Ai lati della piazza antistante la Rocca si trovano la Collegiata di Santa Maria Assunta, che gode di una spettacolare vista sul lago ed è il punto di riferimento per gli abitanti di Capodimonte e i devoti alla Madonna delle Grazie (la III domenica dopo Pasqua si celebra la tradizionale infiorata), e il Palazzo Comunale, un tempo proprietà dei Borghese. Infine una porta, detta la Porticella, è un passaggio obbligato per ridiscendere verso il piccolo ma gradevole porticciolo turistico e la passeggiata lungo il lago chiamata dai locali "le pioppe".




Tra gli altri elementi di particolare interesse o curiosità ci sono un presepe subacqueo che, sebbene si trovi a qualche metro di profondità, è possibile scorgere dalle terrazze del centro storico nelle belle giornate di sole e il Museo della Navigazione nelle Acque Interne, che permette di conoscere le vicende passate in questo territorio e, grazie ad alcuni modellini, comprenderne l'ambiente e l'economia (fino a 30 anni fa ancora numerose erano le capanne dei pescatori). Il punto forte del museo è però una piroga preistorica monossile (cioè scavata da un unico tronco d'albero) ritrovata sott'acqua a circa 14 metri di profondità nei pressi dell'isola Bisentina, che con la Martana, conferisce un caratteristico valore naturale e storico al lago di Bolsena, il più grande lago di origine vulcanica presente in tutta Europa (42 chilometri di circonferenza per una profondità massima di 152 metri).



E questo è il motivo che deve spingervi ad andare al porto di Capodimonte e fare un bel giro panoramico in barca.

Costeggerete le due isole ed ammirete da vicino sponde e alcune delle strutture che sono state lì costruite, sfondi di importanti e misteriose vicende millenarie. Purtroppo entrambe non sono generalmente visitabili in quanto, come la Rocca Farnese, sono di proprietà privata ed è davvero un peccato per il loro grande fascino.

Nello specifico, l'isola Bizantina è stata nel tempo rifugio di nobili e religiosi che ne hanno fatto una sorta di piccola Terra Santa, realizzando roccaforti, conventi, oratori e splendidi giardini, mentre l'isola Martana è ammirata soprattutto per le sue bellezze naturali, essendo più piccola e selvaggia rispetto alla Bizantina.


Non mi resta che augurarvi buon viaggio e consigliarvi, se ne siete appassionati, uno dei tanti sport acquatici che qui è possibile praticare.

lunedì 15 ottobre 2018

Con i brividi sulla regina delle strade alpine: il Passo dello Stelvio.





Siete mai saliti fino quassù? Vi assicuro che è tanto inquietante la salita come sbalorditiva l’atmosfera arrivati al valico.

Il Passo dello Stelvio si trova a 2.758 metri s.l.m. ed è il valico automobilistico più alto d’Italia (secondo in Europa). Questa strada, la statale 38 denominata anche “la regina delle strade alpine”, è il confine amministrativo e politico tra due regioni d’Italia, Lombardia e Trentino Alto Adige, ed è pochi chilometri dalla frontiera con la Svizzera (in linea d’aria molto meno).



Siamo all'interno del Parco nazionale dello Stelvio (istituito nel 1935), un'area protetta di 130.000 ettari che interessa ben 23 comuni. Otre il 75% del territorio è collocato in alta quota (tra i 2.000 e i 3.905 metri), 1.500 sono i chilometri di sentieri che permettono di scoprire tutte le sue caratteristiche e particolarità.

Il tracciato stradale venne relizzato per volere dell'imperatore Francesco II d'Asburgo e inaugurato nel 1825 dopo tre anni di lavori affidati all'esperto ingegnere Carlo Donegani. Nel 1915 era percorso da un servizio di diligenze che permetteva l'attraversamento del valico per l'intero anno, mentre dobbiamo aspettare il 1928 per vedere realizzato l'ampliamento e l'asfaltatura della strada con la conseguente istituzione del doppio senso di marcia.



Io ho fatto tutto il percorso salendo dal versante altoatesino: 48 tornanti in meno di 25 chilometri, tutti con il fiato sospeso. Ad ogni curva la paura di trovarsi qualche spericolato motociclista "spalmato" sul cofano dell'automobile non ti permette davvero di godere della bellezza del paesaggio.

Alla fine di questa serie di curve, che sembrano non finire mai, si giunge finalmente al passo dove si può ammirare con tranquillità tutto lo splendore delle vette montuose e i ghiacciai presenti. Una vista davvero fantastica che ti lascia senza parole e senza... fiato!!!



E poi sulle stradine e tra i tanti negozietti sparsi sul passo ti trovi a passeggiare in una moltitudine di persone, provenienti da tanti luoghi nel mondo ma arrivate fin quassù ognuna con un mezzo e uno scopo.

Ho già detto dei motociclisti che sfrecciano su tutto il tracciato e che si danno appuntamento in cima per uno panino e una birra. Ma non sono i soli.

Questo è anche uno dei luoghi in cui d'estate è possibile praticare lo sci. E non puoi non notarlo in quanto vedi passare diverse persone che con tutta l'attrezzatura si dirigono al vicino impianto che permette di risalire fino a quasi a 3.500 metri di altezza. Le alte temperature di questi anni hanno però limitato questa pratica visto il repentino scioglimento e arretramento dei ghiacciai.

E ancora turisti, escursionisti, semplici curiosi.

E poi ci sono loro, i ciclisti, forse i più intraprendenti, che provano a ripercorrere con coraggio le gesta dei loro idoli.

E’ assai emozionante guardare in televisione il Giro d’Italia e le tappe di montagna che decidono la classifica. Ripenso alla grande fatica dei ciclisti mentre scalano i ripidi versanti arrancando fino all’arrivo sotto il traguardo del gran premio della montagna ed ai giornali e le mantelline infilate sotto e sopra la maglia prima di affrontare le discese pericolose, specialmente sotto la pioggia. Ma non si riesce a comprendere tutto ciò fino in fondo se non si viene a vederlo dal vivo.

Proprio la salita al Passo dello Stelvio (il punto più alto mai toccato dalla corsa rosa non sempre raggiungibile dai ciclisti per ragioni metereologiche) è stata per anni tra le tappe più dure tanto che, per omaggiare uno dei più grandi ciclisti italiani di sempre, questo posto è anche denominato Cima Coppi. Numerosi sono gli elementi che lo ricordano: cartelli, stele e tanto altro.

Abbandoni il brulicare di questa multiforme folla quando arriva il momento di rimetterti in viaggio.

Comincia la discesa, questa volta sul versante lombardo, verso la Valtellina. Altri 34 tornanti in 22 chilometri con il piede sempre inchiodato sul freno. Curva dopo curva, fino ad arrivare a Bormio (altitudine 1.225 metri), un luogo reso famoso dalle terme conosciute fin dai tempi degli antichi romani e da cui probabilmente deriva il nome (dall'antico gallico "bormo" che significa sorgente calda).



Una cittadina, popolare tra gli amanti degli amari perchè patria del Braulio, che, oltre a regalare rilassanti momenti agli stabilimenti termali (Bagni Nuovi, Bagni Vecchi, Terme di Bormio), permette una piacevole passeggiata tra monumeti medievali ed eleganti stradine.

E proprio qui termina la descrizione di questo nuovo affascinante viaggio.



sabato 13 ottobre 2018

La Perugina: una dolcezza ricca di storia e passione.




Se decidete di andare dalle parti di Perugia dovete assolutamente prenotare una visita alla Casa del cioccolato nello stabilimento Perugina di San Sisto.

Vi immergerete in un'atmosfera ricca di storia e di passione visitando il Museo Perugina e soddisferete gusto e olfatto con una serie di assaggi di veri e propri capolavori di cioccolato.

Dopo questa visita capirete che ogni singolo prodotto ha un significato molto profondo e particolare ed è il risultato di una continua ricerca che parte dall'inizio del Novecento, precisamente dal 30 novembre dell'anno 1907.

Qualche tempo fa è andata in onda sulla Rai una serie televisiva che ha raccontato molto fedelmente l'inizio di questa grande avventura imprenditoriale. La protagonista della fiction Luisa Ranieri ha interpretato quella è stata una delle fondatrici e forse la vera e propria anima della casa di dolci Perugina: Luisa Spagnoli (in omaggio della quale il famoso marchio di moda creato dal figlio).

Insieme a questa intraprendente donna, il marito Annibale Spagnoli, Francesco Andreani, Leone Ascoli e Francesco Buitoni (della famosa famiglia che produceva pasta), si trovarono a fondare la "Società Perugina per la fabbricazione di confetti".

I primi anni furono particolarmente difficili, ma è con l'arrivo della Prima guerra mondiale, quando la signora Spagnoli si troverà da sola a tenere le redini dell'azienda, che comincia l'importante produzione di cioccolata e l'espansione del mercato di riferimento con le forniture di barrette per l'esercito. Dopo la guerra Giovanni Buitoni, figlio di Francesco, va man mano acquisendo sempre maggior peso all'interno della struttura organizzativa e societaria, portandola a cambiare denominazione e ad aprire tantissimi negozi in tutta Italia e a sbarcare nel mercato estero, specialmente negli USA.

In questi anni il marchio trae notevole beneficio dalle idee di Federico Seneca, pubblicitario, designatore e grafico, e dal grande intuito di Luisa Spagnoli, che inventò il famoso Bacio, creato per recuperare prodotti di lavorazione inutilizzati e, a causa della sua forma, chiamato inizialmente "cazzotto".



Una storia fatta di importanti progetti come la manifestazione motoristica "Coppa della Perugina", brillanti risultati come i premi per la pubblicità stradale, e ardenti passioni come quella che ha portato a inserire le frasi d'amore nell'incarto del Bacio.

Ma è tutto il "viaggio" nel tempo della Perugina che regala sorprese ed emozioni perché ogni momento, ogni prodotto, ogni nome, ogni campagna, si accavalla inevitabilmente con il proprio passato, i propri ricordi e le vicende di un intero Paese. Tante delle cose che osserverete al Museo in qualche modo avranno caratterizzato e dato un significato a qualche evento della vostra vita e probabilmente vi porteranno a riviverlo brevemente. Come è successo a me incontrando lo spazio espositivo della carammella Rossana.


Ma, come detto all'inizio, visitare questo stabilimento non comporta solo un tuffo nel passato. E' anche tanto, e soprattutto, presente.

Capirete da dove viene il cioccolato, conoscerete proprietà e differenziazioni, vedrete la lavorazione e gli strumenti di produzione. Osserverete dall'alto la movimentazione dei cioccolatini e di altre prelibatezze e gli operai in catena di montaggio (naturalmente solo la parte aperta al pubblico).


E ad un certo punto vi troverete faccia a faccia con il capolavoro finale. Sopra un lungo bancone diversi vassoi con tanti prodotti pronti per deliziarvi ed estasiarvi. Si parte dalle alte gradazioni del fondente per passare man mano alle pure dolcezze. Tutte le declinazioni del cioccolato.


Una visita che alla fine vi renderà pienamente soddisfatti, ma sicuramente un po' più appesantiti!!!

lunedì 8 ottobre 2018

Alla ricerca della felicità!!!



Lentamente muore
chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle "i"
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita, di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.

Soltanto l'ardente pazienza
porterà al raggiungimento
di una splendida felicità.

("Lentamente muore" di Martha Medeiros)

venerdì 5 ottobre 2018

Con i bimbi in un mondo fantastico: il Parco dei Mostri di Bomarzo.



«Hai superato i confini della mappa, amico. Qui ci sono i mostri».

Lo spirito giusto per entrare nel Parco dei Mostri di Bomarzo, situato a qualche chilometro di distanza da Viterbo, è ripensare a questa frase tratta dal film “I pirati dei Caraibi - La maledizione della prima luna”.

Un misto di mistero e fantasia deve sempre accompagnare la visita di questo bosco incantato con ben 36 punti di interesse.


E fitta di mistero è anche la sua storia. Siamo intorno alla seconda metà del 1500 quando in una valle ricoperta da macchia e cosparsa da imponenti rocce di peperino e basalto la razionalità artistica del tempo, vincolata ad ordine e regolarità, si smarrì per essere rimpiazzata da fantasia e immaginazione.

Anche il motivo rimane incerto: c’è chi parla di passione, chi di sconforto, chi di bellezza. Quello che è certo è che il Sacro bosco o la Villa delle Meraviglie (altre due denominazioni del posto) sono frutto di personali ed intime ragioni.

In quel tempo il signore di Bomarzo era il principe Pierfrancesco Orsini sposato con la bella moglie Giulia Farnese di Latera. La loro vita matrimoniale fu molto travagliata a causa della carriera militare di Vicino (soprannome di Pierfrancesco Orsini), che comportò la partecipazione a molte campagne, una lunga prigionia ed anni lontano da casa. Forse nel 1552, ma sicuramente in uno dei pochi momenti in cui era presente a Bomarzo, lo stesso principe commissionò all’architetto Pirro Liguoro questo complesso molto particolare dedicato alla moglie Giulia.

Per visitarlo ed incantare i vostri bimbi dovrete essere buoni ciceroni, enfatizzare la lettura ed armarvi di tutta la fantasia che avete.

Tra storia, mito e magia sono qui presenti, in un percorso labirintico fatto di scale, strettoie, varchi e vialetti, tante statue e diversi edifici di varie grandezze.

Per prima cosa vedrete due sfingi a guardia dell'entrata che danno il benvenuto al parco e mettono in guardia il visitatore.


«Tu ch'entri qua pon mente parte a parte et dimmi poi se tante maraviglie sien fatte per inganno o pur per l'arte», è la scritta presente sulla prima sfinge, seguita immediatamente dall'altra che reca: «Chi con ciglia inarcate et labbra strette non va per questo loco manco ammira le famose del mondo moli sette».

Inganno, arte, stupore e meraviglia: le parole d'ordine per entrare in questo mondo incantato ed intraprendere un cammino esoterico e culturale.

Più avanti incontrerete tanti animali mitologici e mostri di pietra giganti. L'Orco è probabilmente l'attrazione più importante del parco, ma tutti hanno una specifica particolarità.


Tra tante statue arriverete anche ad un edificio molto singolare: la Casa Pendente. Qui tutto vi sembrerà davvero strano e sfido tutti a non avere nemmeno un'esitazione camminandoci dentro.


Non dico altro per non togliere stupore e sorpresa. Ad ognuno le proprie emozioni e sensazioni.

Una raccomandazione: fate giocare i bimbi con la fantasia e fateli divertire il più possibile.

Vi lascio con un'ultima frase, una delle tante iscrizioni che leggerete sul percorso, ma quella che dovrebbe fare da spot a questo fantastico luogo.

«Voi che pel mondo gite errando vaghi di veder maraviglie alte et stupende, venite qua dove son facce horrende elefanti leoni orsi orchi e draghi».


Invito alla lettura: Tutte le strade partono da Roma di F. Rutelli

                            di Claudio Strizzi (realizzato per il blog LabMente) Tutte le strade partono da Roma. Una storia fatta di comple...