«Signor
Marchese sei te?
Chi è? Don
Bastiano?
Si, signor
Marchese sono io, vieni avanti, vieni avanti!!!».
Il Marchese del
Grillo è uno dei più famosi film di Mario Monicelli interpretato dal grande
Alberto Sordi (anno 1981). Le battute sopra riportate sono all’inizio della
scena in cui lo stesso Marchese entra nel covo del brigante Don Bastiano. La
location è tra le rovine di Monterano, antico borgo abbandonato della Maremma
laziale. Più precisamente siamo sotto le fronde di un fico all’interno della
chiesa di San Bonaventura. Un cartello posto proprio qui dentro descrive questo
albero come il Genius loci, ovvero lo spirito del luogo. In quasi 200 anni di
vita ne ha viste veramente tante ed è stato protagonista di altri film tra i
quali Ben Hur, Guardie e ladri e Brancaleone alle crociate.
Non potete fare
a meno di organizzare un’escursione da queste parti. Siamo nella riserva
regionale Monterano, tra i Monti della Tolfa ed i Monti Sabatini, a circa 50 km a
nord da Roma.
Monterano, come
molte altre città dell’area, sorge su una rupe tufacea. Le prime tracce di
insediamenti risalgono all’epoca etrusca, per poi passare sotto il controllo di
Roma. Dopo un primo periodo di abbandono, questo centro riprese vita nel Medioevo
divenendo sede vescovile, mentre fu in età moderna che raggiunse il suo massimo
splendore quando la proprietà dell’antico castello di casa Orsina passò agli
Altieri e a Papa Clemente X, appartenete alla stessa famiglia.
Nei terreni
circostanti, già famosi per l’importante produzione enologica e sfruttati per
l’estrazione dello zolfo, si realizzarono grandi opere come l’imponente
acquedotto e le splendide opere dello straordinario artista Bernini: la già menzionata
chiesa di San Bonaventura insieme all’annesso convento, la fontana che vi sorge
davanti, la trasformazione del castello in palazzo ducale decorato esternamente
da una fontana in cui spicca la figura di un leone.
Probabilmente
fu la malaria ad iniziare un graduale spopolamento del borgo. L’abbandono
definitivo avvenne però dopo il saccheggio e l’incendio da parte delle truppe
francesi alla fine del Settecento.
Oggi è davvero
emozionante girare tra i resti degli edifici ricoperti dalla vegetazione
spontanea: un misto di trepidazione e mistero aleggia nell’aria mentre si passa
da un ambiente all'altro.
A completamento
di questa incantevole passeggiata si deve assolutamente andare ad ammirare
alcune bellezze naturali della riserva legate alla presenza dello zolfo: la
cascata della Diosilla e la Zolfatara.
C’è una bella
storia che viene riportata in un pannello nei pressi della cascata:
“C’era una volta una ragazza innamorata di un giovane.
La ragazza era bella, con i capelli rossi e la pelle lattea e viveva lì, da
qualche parte nel bosco. La ragazza era innamorata di un giovane
coraggioso, che un giorno partì per una guerra. Lei aspettò per mesi e mesi di
poterlo incontrare nuovamente, per dirgli quanto profondamente lo amasse. Un
giorno, con il cuore pieno di speranza, corse incontro ad un gruppo di soldati
che tornava dalla guerra, ma quando vide i loro visi capì subito che qualcosa
non andava. Cercò il volto del suo amato senza trovarlo, il giovane da lei amato
era morto coraggiosamente in guerra. Allora, colta dalla disperazione, la
ragazza cadde a terra e pianse. Pianse e pianse e le lacrime bagnavano i
capelli ramati che si erano sparsi tutt’intorno. Pianse ancora e ancora e poi
per sempre.. La cascata che oggi possiamo vedere è formata dalle lacrime della
giovane innamorata che ancora bagnano i suoi capelli rossi”.
Ci piace molto
credere in questa leggenda anche se probabilmente la cascata, alta circa 15
metri e punto di origine del torrente Bicione, prende il nome da una ragazza del luogo,
chiamata Diesella, che cadde in una miniera di zolfo.
Molto
affascinante, ma forse non altrettanto magica, è la solfatara. Poco più a valle
della cascata, vicino alle sponde dello stesso torrente Bicione, un forte odore
di zolfo nell’aria ci accompagna verso alcune polle sulfureee.
Con
l’attenzione dovuta ci avviciniamo per osservare il gorgoglio dell’acqua.
E con questo ultimo luogo, caratteristico delle aree prettamente vulcaniche, arriviamo alla conclusione dell'escursione nella splendida cornice della riserva naturale di
Monterano.





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