lunedì 17 settembre 2018

Incanto e suggestione tra le rovine di Monterano.






«Signor Marchese sei te?
Chi è? Don Bastiano?
Si, signor Marchese sono io, vieni avanti, vieni avanti!!!».

Il Marchese del Grillo è uno dei più famosi film di Mario Monicelli interpretato dal grande Alberto Sordi (anno 1981). Le battute sopra riportate sono all’inizio della scena in cui lo stesso Marchese entra nel covo del brigante Don Bastiano. La location è tra le rovine di Monterano, antico borgo abbandonato della Maremma laziale. Più precisamente siamo sotto le fronde di un fico all’interno della chiesa di San Bonaventura. Un cartello posto proprio qui dentro descrive questo albero come il Genius loci, ovvero lo spirito del luogo. In quasi 200 anni di vita ne ha viste veramente tante ed è stato protagonista di altri film tra i quali Ben Hur, Guardie e ladri e Brancaleone alle crociate.



Non potete fare a meno di organizzare un’escursione da queste parti. Siamo nella riserva regionale Monterano, tra i Monti della Tolfa ed i Monti Sabatini, a circa 50 km a nord da Roma.

Monterano, come molte altre città dell’area, sorge su una rupe tufacea. Le prime tracce di insediamenti risalgono all’epoca etrusca, per poi passare sotto il controllo di Roma. Dopo un primo periodo di abbandono, questo centro riprese vita nel Medioevo divenendo sede vescovile, mentre fu in età moderna che raggiunse il suo massimo splendore quando la proprietà dell’antico castello di casa Orsina passò agli Altieri e a Papa Clemente X, appartenete alla stessa famiglia.

Nei terreni circostanti, già famosi per l’importante produzione enologica e sfruttati per l’estrazione dello zolfo, si realizzarono grandi opere come l’imponente acquedotto e le splendide opere dello straordinario artista Bernini: la già menzionata chiesa di San Bonaventura insieme all’annesso convento, la fontana che vi sorge davanti, la trasformazione del castello in palazzo ducale decorato esternamente da una fontana in cui spicca la figura di un leone.



Probabilmente fu la malaria ad iniziare un graduale spopolamento del borgo. L’abbandono definitivo avvenne però dopo il saccheggio e l’incendio da parte delle truppe francesi alla fine del Settecento.

Oggi è davvero emozionante girare tra i resti degli edifici ricoperti dalla vegetazione spontanea: un misto di trepidazione e mistero aleggia nell’aria mentre si passa da un ambiente all'altro.

A completamento di questa incantevole passeggiata si deve assolutamente andare ad ammirare alcune bellezze naturali della riserva legate alla presenza dello zolfo: la cascata della Diosilla e la Zolfatara.

C’è una bella storia che viene riportata in un pannello nei pressi della cascata:

C’era una volta una ragazza innamorata di un giovane. La ragazza era bella, con i capelli rossi e la pelle lattea e viveva lì, da qualche parte nel bosco. La ragazza era innamorata di un giovane coraggioso, che un giorno partì per una guerra. Lei aspettò per mesi e mesi di poterlo incontrare nuovamente, per dirgli quanto profondamente lo amasse. Un giorno, con il cuore pieno di speranza, corse incontro ad un gruppo di soldati che tornava dalla guerra, ma quando vide i loro visi capì subito che qualcosa non andava. Cercò il volto del suo amato senza trovarlo, il giovane da lei amato era morto coraggiosamente in guerra. Allora, colta dalla disperazione, la ragazza cadde a terra e pianse. Pianse e pianse e le lacrime bagnavano i capelli ramati che si erano sparsi tutt’intorno. Pianse ancora e ancora e poi per sempre.. La cascata che oggi possiamo vedere è formata dalle lacrime della giovane innamorata che ancora bagnano i suoi capelli rossi”.



Ci piace molto credere in questa leggenda anche se probabilmente la cascata, alta circa 15 metri e punto di origine del torrente Bicione, prende il nome da una ragazza del luogo, chiamata Diesella, che cadde in una miniera di zolfo.

Molto affascinante, ma forse non altrettanto magica, è la solfatara. Poco più a valle della cascata, vicino alle sponde dello stesso torrente Bicione, un forte odore di zolfo nell’aria ci accompagna verso alcune polle sulfureee.

Con l’attenzione dovuta ci avviciniamo per osservare il gorgoglio dell’acqua.


E con questo ultimo luogo, caratteristico delle aree prettamente vulcaniche, arriviamo alla conclusione dell'escursione nella splendida cornice della riserva naturale di Monterano.

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