martedì 27 novembre 2018

Tempo di luminarie: luci d'artista a Salerno.



Tra gli ultimi post sulla pagina Facebook "Io Geografo", la quale vi invito a visitare, a mettere il "Mi piace" e consigliarla ai vostri amici, ho mostrato un evento che ha interessato Salerno e oggi proprio di questa località voglio parlarvi.

La città di Salerno ha una posizione geografica invidiabile essendo situata in un golfo tra la costiera amalfitana e quella cilentana ed è circondata da un territorio che è per gran parte patrimonio protetto dell'Unesco.

Il suo centro abitato, a partire dalla nascita della colonia romana "ad castrum Salerni" nel 197 a.C., ha vissuto tantissime vicende in un trascorso di periodi più o meno importanti. Il massimo splendore lo toccò sotto il principe Arechi II, un duca longobardo che trasferì la propria corte a Salerno nel 774 d.C., mentre divenne famosa nel mondo medievale per l'importante Scuola medica salernitana fondata da quattro maestri di estrazione geografica e culturale diversa: un arabo, un ebreo, un latino e un greco.


Negli anni recenti, dopo un tentativo di divenire una realtà esclusivamente industriale, Salerno è riuscita a rialzare la testa con il rilancio delle attività portuali accanto a forti investimenti sul turismo, cercando così di strutturarsi come meta ambita insieme alle tante splendide località vicine.

Del periodo medievale restano diverse testimonianze all'interno del centro antico situato lungo i fianchi del colle Bonadies, mentre in cima allo stesso troviamo il Castello Arechi (300 metri s.l.m.). Tra le altre architetture militari ci sono anche il Forte La Carnale che faceva parte del sistema di torri difensive di tutta la zona, alcune delle quali oggi parte integrale della città dopo lo sviluppo urbano dei tempi moderni.


Tantissimi i palazzi, le chiese e le infrastrutture di diverse epoche che si susseguono nei quattro quartieri del suo centro storico e nel resto dell'abitato sviluppatosi lungo la costa. Solo per citare alcune tra queste architetture: il Palazzo gentilizio "San Massimo" del principe Guaiferio (anche chiamato Palazzo Maiuri); il Palazzo Fruscione (costruito nel XIII secolo sui resti di un impanto termale di epoca imperiale); il Palazzo Barone (sede del Ministero degli Esteri ai tempi in cui durante la Seconda Guerra Mondiale Salerno divenne per un breve periodo sede provvisoria del Governo); la Cattedrale (un misto tra l'originario stile romanico e le successive aggiunte di tipo barocco); il Convento di San Nicola da Palma (eretto nell'XI secolo, tra i più antichi presenti in città); la fontana del Tullio (realizzata nel 1790 si trova all'interno della Villa Comunale); l'acquedotto medievale del IX secolo (anche denominato "Ponti del Diavolo").


C'è davvero tanto da scoprire e visitare. E proprio in questo periodo Salerno diventa ancora più spettacolare. Se durante il giorno è possibile ammirare i tanti monumenti e fare una passeggiata sul lungomare o direttamente in spiaggia, quando cala il sole esplode imponente tutta la magia di migliaia di luci che creano vere e proprie opere d'arte luminose.

E' arrivato l'evento più atteso dell'anno ovvero "Luci d'artista" giunto quest'anno alla sua XIII° edizione che per ben due mesi regalerà un'atmosfera davvero speciale alla città di Salerno e ai tanti turisti che verranno qui per godere di questi incantevoli scenari.

Ogni anno la rassegna cambia tema. "Mare, mito e la divina Costiera" è il titolo scelto per il 2018, un "tuffo" nel Mediterraneo per conoscere ambienti e abitanti del mare. Da non perdere poi la vista della città dall'alto (da circa 60 metri) facendo un giro sulla ruota panoramica, la "Giant Wheel", dentro una delle sue 42 gondole.



Per concludere voglio segnalare un particolare elemento che sta caratterizzando la Salerno di oggi che non dimentica il suo passato. Stiamo parlando dei tanti murales presenti in città che sono legati ad uno dei personaggi più illustri di Salerno in campo letterario: Alfonso Gatto.


Apologo
di


I reclusi dipinti a ferro a ferro
d'ombra e di luce scesero cantando
nel mare, rinverdirono le case
alle finestre degli uccelli, ai fiori
rossi, ai numeri vasti delle navi.

Chi ricorda la vita mira in fondo
ai vicoli la luce, il brulichìo
delle vele nel porto, scende in lena
le grandinate dove batte l'onda.


Le sue poesie (insieme a quelle di altri autori come Calvino o Montale) accompagnano le opere d'arte che fanno parte del progetto "Muri d'autore". Una eccellenza di strada che è divenuta un elemento visibile della riqualificazione di alcuni rioni ed un richiamo turistico permanente che fa di Salerno uno dei maggiori riferimenti italiani del settore.


sabato 17 novembre 2018

Benvenuti nel Pianeta "Oceano" con Mariasole Bianco



Mariasole Bianco

Mi sono innamorata del mare quando ero una bambina.
Non ho mai osservato la regola di aspettare due ore prima di fare il bagno dopo mangiato; io il panino lo mangiavo direttamente in acqua.
Il mare mi ha sempre affascinato e attratto per la sua bellezza, la sua potenza e il suo mistero.
Ho deciso poi di coltivare questo amore attraverso la conoscenza cercando di andare al di là, o meglio, al di sotto di quella superficie blu e misteriosa per svelarne la vera essenza.
Il risultato di questo viaggio, che ancora continua, è la scoperta di un’altra caratteristica fondamentale del nostro mare: la sua vulnerabilità.
Da qui ho preso la decisione di diventare una delle sue voci e spiegare che il nostro mare è in pericolo per una serie di minacce tra cui i cambiamenti climatici, l'inquinamento, la distruzione degli habitat e la sovrappesca.
​Ma soprattutto vorrei dare voce alle numerose soluzioni di cui disponiamo per cambiare rotta.
www.mariasolebianco.com


martedì 13 novembre 2018

Buon viaggio... in musica!!!

Buon viaggio

Che sia un'andata o un ritorno
Che sia una vita o solo un giorno
Che sia per sempre o un secondo

L'incanto sarà godersi un po' la strada
Amore mio comunque vada
Fai le valigie e chiudi le luci di casa

Coraggio lasciare tutto indietro e andare
Partire per ricominciare
Che non c'è niente di più vero di un miraggio

E per quanta strada ancora c'è da fare
Amerai il finale.


domenica 11 novembre 2018

Val di Cornia: l'altra Toscana tra natura e archeologia.



La Val di Cornia è uno di quei luoghi che non ti aspetti ma che ti affascina al primo impatto.

Lembi di costa a ridosso di un promontorio, geologicamente omogeneo alla vicina isola d'Elba ma separato da questa dal canale di Piombino, e poi diverse colline che si suggeguono nell'entroterra fino a raggiungere le Colline Metallifere ed il sistema dell'Antiappennino toscano dove nasce il fiume Cornia dal quale il nome di questa valle.

Tutto il territorio è contraddististo da testimonianze risalenti all'epoca etrusca che qui assumono un particolare significato. Troviamo infatti l'unica città marittima di quella civiltà, il villaggio di Populonia, e numerosi elementi dell'intensa attività alla ricerca delle ricchezze minerarie del sottosuolo.

Tante le località dove natura e archeologia si mescolano creando atmosfere molto particolari (eviterò di soffermarmi in questo articolo sulle due principali cittadine, mete di intenso turismo balneare, quali Piombino e San Vincenzo perchè voglio metterne in evidenza quelle meno conosciute).

Una panoramica generale della zona è possibile coglierla dalla cima della Rocca di Campiglia Marittima (dal latino "Campo della Maremma"), un castello-dimora risalente al XII secolo situato in questa cittadina che è più o meno al centro della Val di Cornia. La struttura non è rimasta totalmente integra ma, a seguito di un restauro, al suo interno è stato realizzato un museo dove sono conservati i reperti rinvenuti dagli scavi effettuati in loco.


Insieme alla visita della Rocca, Campiglia Marittima offre un piacevole percorso denominato "Passeggiata dell'Unità di Italia" che collega la parte nuova del paese al centro storico, ed altri elementi storico-architettonici come Palazzo Pretorio, antica dimora del Capitano di Giustizia sulla cui facciata sono inseriti numerosi antichi stemmi, e la Pieve di San Giovanni un edificio sacro di architettura romanica, poco fuori la cinta muraria del borgo.

Lasciata Campiglia Marittima ci si dirige verso nord e non si può fare a meno di andare a visitare uno dei luoghi più significativi del distretto minerario della zona: il Parco archeominerario di San Silvestro.


Questa antica miniera si estende su un'area di circa 450 ettari tra sentieri, gallerie ed un borgo medievale. Una visita, adatta anche a chi viaggia con i bambini, che comincia in una struttura dei primi del Novecento oggi adibita a biglietteria e museo archeologico e minerario. Numerosi i reperti che si possono ammirare mentre si attende la guida che porterà i turisti ad immergersi in un mondo d'altri tempi.

Il percorso prosegue con l'entrata all'interno della Miniera del Temperino dopo aver indossoto un caschetto che vi farà sembrare davvero dei piccoli esploratori del sottosuolo. Camminando in brevi tratti di galleria si potranno osservare arnesi e tecniche dell'attività estrattiva delle diverse epoche, da quelle dell'età etrusca fino alle più moderne. Ci si imbatterà in splendidi minerali e nei pozzi dove venivano calati i minatori.


Terminata questa prima parte ci si dirigerà verso il Museo delle Macchine Minerarie ospitato nei locali di servizio e negli spazi antistanti del Pozzo Earle ovvero l'unico pozzo rimasto tra quelli realizzati per l'estrazione dei minerali. Dopo aver girovagato tra vecchi carrelli, macchinari e altre attrezzature, si fa visita ad un locale chiamato "Morteo", un tempo spogliatoio e mensa dei minatori e oggi luogo che racconta attraverso foto, video e documenti le loro storie e il difficile lavoro che veniva svolto in miniera.

E a tanta teoria non può che seguire una dimostrazione pratica. Un trenino di colore giallo ci aspetta di li a poco per percorrere una lunga galleria, la Lanzi-Temperino, che collega le due omonime valli di questa vasta area e che veniva utilizzata per trasportare i materiali prelevati nei pozzi (lato Temperino) verso gli impianti di trasformazione (lato Lanzi).


Le suggestive atmosfere del sottosuolo sono rese ancora più intense dalla sosta del treno in una grande sala dove nel buio assoluto degli altoparlanti trasmettono la voce di un uomo che va recitando una poesia scritta da un minatore.

Giunti in Val di Lanzi si possono ammirare le strutture adibite alla lavorazione dei prodotti o si può decidere di fare qualche sentiero magari fino ad arrivare alla Rocca di San Silvestro, un vero e proprio villaggio sorto circa 1000 anni fa dove abitavano coloro che lavoravano in o per la miniera.

Il percorso effettuato al contrario ci riporterà al punto di partenza di questa affascinante visita nel Parco archeominerario di San Silvestro.

Un altro caratteristico luogo della Val di Cornia non distante da Campiglia Marittima e che bisogna assolutamente visitare è la cittadina di Suvereto, in passato in gara per vincere una delle edizioni dei "Borghi più belli d'Italia".


Questo paese di origine medievale (nel cui stemma è presente una quercia da sughero da cui il nome) accoglie una comunità tipicamente rurale racchiusa all'interno di una cinta muraria ancora ben conservata.

Da ammirare appena fuori le mura, come per Campiglia, uno degli edifici di pregevole architettuta romanica ovvero la Pieve di San Giusto, mentre all'interno il Palazzo Comunale (da otto secoli sede comunale) e la torre con l'orologio, il Chiostro di San Francesco e la Rocca della famiglia Aldobrandeschi (XII secolo), originaria di Lucca ma molto influente su tutto questo territorio, che venne edificata sui resti di alcune fortificazioni del IX secolo. Un'evento molto particolare e senz'altro da segnalare è il Palio di Suvereto, una "corsa delle botti" tra squadre di "spingitori" per le vie lastricate del centro storico.

Dopo Suvereto consiglio di dirigersi verso il piccolo borgo di Sassetta, un tempo appartenente ad una famiglia di origine spagnola giunta in Italia nel XVI secolo. Insieme ai resti dell'antico castello abbattuto nell'anno 1503 ed al palazzo costruito dalla famiglia Ramirez de Montalvo, un particolare percorso artistico caratterizza la visita all'interno di questo borgo, dove in alcuni particolari punti di interesse sono collocate diverse opere.


Dopo aver fatto su e giù per le colline dell'entroterra è ora il momento di andare al mare.

Percorrendo la strada provinciale della Principessa (l'antica via dei Cavalleggeri) da San Vincenzo verso Piombino si attraversa l'area protetta del Parco costiero di Rimigliano, dove dune e macchia mediterranea permettono di fare liberamente, e senza automobile, numerose attività immersi nella natura.

Ancora qualche chilometro e siamo nel Parco archeologico di Baratti e Populonia. Tutto il parco archeologico si divide in tre aree: la necropoli di San Cerbone, la necropoli delle Grotte e l'Acropoli di Populonia. Da vedere c'è davvero tanto e per visitare tutto, girando tra tombe, edifici ed altre strutture, serve almeno una giornata intera.


L'intero complesso reca tracce dell'intensa presenza umana in epoca etrusca e romana ed è stato un luogo di intensi scambi commerciali e per la lavorazione del ferro. Il golfo di Baratti è una splendida insenatura con un piccolo porticciolo ed era lo sbocco al mare (resti di antiche barche sono stati trovati in zona). Sul promontorio che domina il golfo sorge Populonia, una importante città antica che, a differenza di altre aree che hanno iniziato il loro lungo periodo di decadenza a partire dal I secolo a.c., risorge intorno al XV secolo quando venne realizzata una rocca fortificata ad opera della famiglia Appiani (un dragone il simbolo di questa casata).

La mia descrizione della Val di Cornia termina qui, ma c'è ancora tanto da scoprire di questa zona, come ad esempio godere di un bel bicchiere di vino doc... e allora non aspettate altro tempo per andare a visitarla.

venerdì 2 novembre 2018

Pillole e curiosità dal mondo: "el dia de los muertos" in Messico.


Se qualcuno di voi ha visto il cartone animato "Coco" prodotto dalla Disney-Pixar sa di cosa stiamo parlando. Se non lo avete fatto, lo consiglio davvero a tutti, grandi e piccini, perché oltre ad essere realizzato veramente bene, con bella musica e mille colori, parla di temi difficili ed importanti con semplicità e naturalezza (nel video sopra uno dei momenti più emozionanti, mentre qui potrete saperne un po' di più).

Tutto questo ci porta in Messico ed ai riti e ai costumi locali per festeggiare el dia de los muertos ovvero il giorno dei defunti (o meglio i giorni visto che riguarda sia l'1 che il 2 novembre). Una ricorrenza che per tanti è momento di tristezza e di formale rito, in Messico si trasforma in una celebrazione davvero gioiosa e colorata, una sorta di inno alla vita per le famiglie che salutano lo spirito dei loro cari che non ci sono più.

Ogni elemento ha un suo significato ben preciso, come ad esempio gli altarini (chiamati ofrenda), predisposti in case, ai cimiteri o nelle piazze, che sono le porte tra la vita e la morte, o come i petali dei fiori che indicano la strada per guidare le anime verso casa.

E ancora dolci, storie, vestiti, trucchi e tanto altro che potete osservare in questa fotogalleria del National Geographic.

Ad ognuno di voi auguro in questo giorno di ricordare tutti i bei momenti vissuti con le persone care che ci hanno lasciato e di vivere tutte le emozioni con gioia e colore... per avvicinarsi almeno un po' alla tradizione messicana e per guidare le anime dei defunti verso i nostri cuori!!!


Invito alla lettura: Tutte le strade partono da Roma di F. Rutelli

                            di Claudio Strizzi (realizzato per il blog LabMente) Tutte le strade partono da Roma. Una storia fatta di comple...