domenica 11 novembre 2018

Val di Cornia: l'altra Toscana tra natura e archeologia.



La Val di Cornia è uno di quei luoghi che non ti aspetti ma che ti affascina al primo impatto.

Lembi di costa a ridosso di un promontorio, geologicamente omogeneo alla vicina isola d'Elba ma separato da questa dal canale di Piombino, e poi diverse colline che si suggeguono nell'entroterra fino a raggiungere le Colline Metallifere ed il sistema dell'Antiappennino toscano dove nasce il fiume Cornia dal quale il nome di questa valle.

Tutto il territorio è contraddististo da testimonianze risalenti all'epoca etrusca che qui assumono un particolare significato. Troviamo infatti l'unica città marittima di quella civiltà, il villaggio di Populonia, e numerosi elementi dell'intensa attività alla ricerca delle ricchezze minerarie del sottosuolo.

Tante le località dove natura e archeologia si mescolano creando atmosfere molto particolari (eviterò di soffermarmi in questo articolo sulle due principali cittadine, mete di intenso turismo balneare, quali Piombino e San Vincenzo perchè voglio metterne in evidenza quelle meno conosciute).

Una panoramica generale della zona è possibile coglierla dalla cima della Rocca di Campiglia Marittima (dal latino "Campo della Maremma"), un castello-dimora risalente al XII secolo situato in questa cittadina che è più o meno al centro della Val di Cornia. La struttura non è rimasta totalmente integra ma, a seguito di un restauro, al suo interno è stato realizzato un museo dove sono conservati i reperti rinvenuti dagli scavi effettuati in loco.


Insieme alla visita della Rocca, Campiglia Marittima offre un piacevole percorso denominato "Passeggiata dell'Unità di Italia" che collega la parte nuova del paese al centro storico, ed altri elementi storico-architettonici come Palazzo Pretorio, antica dimora del Capitano di Giustizia sulla cui facciata sono inseriti numerosi antichi stemmi, e la Pieve di San Giovanni un edificio sacro di architettura romanica, poco fuori la cinta muraria del borgo.

Lasciata Campiglia Marittima ci si dirige verso nord e non si può fare a meno di andare a visitare uno dei luoghi più significativi del distretto minerario della zona: il Parco archeominerario di San Silvestro.


Questa antica miniera si estende su un'area di circa 450 ettari tra sentieri, gallerie ed un borgo medievale. Una visita, adatta anche a chi viaggia con i bambini, che comincia in una struttura dei primi del Novecento oggi adibita a biglietteria e museo archeologico e minerario. Numerosi i reperti che si possono ammirare mentre si attende la guida che porterà i turisti ad immergersi in un mondo d'altri tempi.

Il percorso prosegue con l'entrata all'interno della Miniera del Temperino dopo aver indossoto un caschetto che vi farà sembrare davvero dei piccoli esploratori del sottosuolo. Camminando in brevi tratti di galleria si potranno osservare arnesi e tecniche dell'attività estrattiva delle diverse epoche, da quelle dell'età etrusca fino alle più moderne. Ci si imbatterà in splendidi minerali e nei pozzi dove venivano calati i minatori.


Terminata questa prima parte ci si dirigerà verso il Museo delle Macchine Minerarie ospitato nei locali di servizio e negli spazi antistanti del Pozzo Earle ovvero l'unico pozzo rimasto tra quelli realizzati per l'estrazione dei minerali. Dopo aver girovagato tra vecchi carrelli, macchinari e altre attrezzature, si fa visita ad un locale chiamato "Morteo", un tempo spogliatoio e mensa dei minatori e oggi luogo che racconta attraverso foto, video e documenti le loro storie e il difficile lavoro che veniva svolto in miniera.

E a tanta teoria non può che seguire una dimostrazione pratica. Un trenino di colore giallo ci aspetta di li a poco per percorrere una lunga galleria, la Lanzi-Temperino, che collega le due omonime valli di questa vasta area e che veniva utilizzata per trasportare i materiali prelevati nei pozzi (lato Temperino) verso gli impianti di trasformazione (lato Lanzi).


Le suggestive atmosfere del sottosuolo sono rese ancora più intense dalla sosta del treno in una grande sala dove nel buio assoluto degli altoparlanti trasmettono la voce di un uomo che va recitando una poesia scritta da un minatore.

Giunti in Val di Lanzi si possono ammirare le strutture adibite alla lavorazione dei prodotti o si può decidere di fare qualche sentiero magari fino ad arrivare alla Rocca di San Silvestro, un vero e proprio villaggio sorto circa 1000 anni fa dove abitavano coloro che lavoravano in o per la miniera.

Il percorso effettuato al contrario ci riporterà al punto di partenza di questa affascinante visita nel Parco archeominerario di San Silvestro.

Un altro caratteristico luogo della Val di Cornia non distante da Campiglia Marittima e che bisogna assolutamente visitare è la cittadina di Suvereto, in passato in gara per vincere una delle edizioni dei "Borghi più belli d'Italia".


Questo paese di origine medievale (nel cui stemma è presente una quercia da sughero da cui il nome) accoglie una comunità tipicamente rurale racchiusa all'interno di una cinta muraria ancora ben conservata.

Da ammirare appena fuori le mura, come per Campiglia, uno degli edifici di pregevole architettuta romanica ovvero la Pieve di San Giusto, mentre all'interno il Palazzo Comunale (da otto secoli sede comunale) e la torre con l'orologio, il Chiostro di San Francesco e la Rocca della famiglia Aldobrandeschi (XII secolo), originaria di Lucca ma molto influente su tutto questo territorio, che venne edificata sui resti di alcune fortificazioni del IX secolo. Un'evento molto particolare e senz'altro da segnalare è il Palio di Suvereto, una "corsa delle botti" tra squadre di "spingitori" per le vie lastricate del centro storico.

Dopo Suvereto consiglio di dirigersi verso il piccolo borgo di Sassetta, un tempo appartenente ad una famiglia di origine spagnola giunta in Italia nel XVI secolo. Insieme ai resti dell'antico castello abbattuto nell'anno 1503 ed al palazzo costruito dalla famiglia Ramirez de Montalvo, un particolare percorso artistico caratterizza la visita all'interno di questo borgo, dove in alcuni particolari punti di interesse sono collocate diverse opere.


Dopo aver fatto su e giù per le colline dell'entroterra è ora il momento di andare al mare.

Percorrendo la strada provinciale della Principessa (l'antica via dei Cavalleggeri) da San Vincenzo verso Piombino si attraversa l'area protetta del Parco costiero di Rimigliano, dove dune e macchia mediterranea permettono di fare liberamente, e senza automobile, numerose attività immersi nella natura.

Ancora qualche chilometro e siamo nel Parco archeologico di Baratti e Populonia. Tutto il parco archeologico si divide in tre aree: la necropoli di San Cerbone, la necropoli delle Grotte e l'Acropoli di Populonia. Da vedere c'è davvero tanto e per visitare tutto, girando tra tombe, edifici ed altre strutture, serve almeno una giornata intera.


L'intero complesso reca tracce dell'intensa presenza umana in epoca etrusca e romana ed è stato un luogo di intensi scambi commerciali e per la lavorazione del ferro. Il golfo di Baratti è una splendida insenatura con un piccolo porticciolo ed era lo sbocco al mare (resti di antiche barche sono stati trovati in zona). Sul promontorio che domina il golfo sorge Populonia, una importante città antica che, a differenza di altre aree che hanno iniziato il loro lungo periodo di decadenza a partire dal I secolo a.c., risorge intorno al XV secolo quando venne realizzata una rocca fortificata ad opera della famiglia Appiani (un dragone il simbolo di questa casata).

La mia descrizione della Val di Cornia termina qui, ma c'è ancora tanto da scoprire di questa zona, come ad esempio godere di un bel bicchiere di vino doc... e allora non aspettate altro tempo per andare a visitarla.

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