Siete mai saliti fino quassù? Vi assicuro che è tanto inquietante la salita come sbalorditiva l’atmosfera arrivati al valico.
Il Passo dello Stelvio si trova a 2.758 metri s.l.m. ed è il valico automobilistico più alto d’Italia (secondo in Europa). Questa strada, la statale 38 denominata anche “la regina delle strade alpine”, è il confine amministrativo e politico tra due regioni d’Italia, Lombardia e Trentino Alto Adige, ed è pochi chilometri dalla frontiera con la Svizzera (in linea d’aria molto meno).
Siamo all'interno del Parco nazionale dello Stelvio (istituito nel 1935), un'area protetta di 130.000 ettari che interessa ben 23 comuni. Otre il 75% del territorio è collocato in alta quota (tra i 2.000 e i 3.905 metri), 1.500 sono i chilometri di sentieri che permettono di scoprire tutte le sue caratteristiche e particolarità.
Il tracciato stradale venne relizzato per volere dell'imperatore Francesco II d'Asburgo e inaugurato nel 1825 dopo tre anni di lavori affidati all'esperto ingegnere Carlo Donegani. Nel 1915 era percorso da un servizio di diligenze che permetteva l'attraversamento del valico per l'intero anno, mentre dobbiamo aspettare il 1928 per vedere realizzato l'ampliamento e l'asfaltatura della strada con la conseguente istituzione del doppio senso di marcia.
Io ho fatto tutto il percorso salendo dal versante altoatesino: 48 tornanti in meno di 25 chilometri, tutti con il fiato sospeso. Ad ogni curva la paura di trovarsi qualche spericolato motociclista "spalmato" sul cofano dell'automobile non ti permette davvero di godere della bellezza del paesaggio.
Alla fine di questa serie di curve, che sembrano non finire mai, si giunge finalmente al passo dove si può ammirare con tranquillità tutto lo splendore delle vette montuose e i ghiacciai presenti. Una vista davvero fantastica che ti lascia senza parole e senza... fiato!!!
E poi sulle stradine e tra i tanti negozietti sparsi sul passo ti trovi a passeggiare in una moltitudine di persone, provenienti da tanti luoghi nel mondo ma arrivate fin quassù ognuna con un mezzo e uno scopo.
Ho già detto dei motociclisti che sfrecciano su tutto il tracciato e che si danno appuntamento in cima per uno panino e una birra. Ma non sono i soli.
Questo è anche uno dei luoghi in cui d'estate è possibile praticare lo sci. E non puoi non notarlo in quanto vedi passare diverse persone che con tutta l'attrezzatura si dirigono al vicino impianto che permette di risalire fino a quasi a 3.500 metri di altezza. Le alte temperature di questi anni hanno però limitato questa pratica visto il repentino scioglimento e arretramento dei ghiacciai.
E ancora turisti, escursionisti, semplici curiosi.
E poi ci sono loro, i ciclisti, forse i più intraprendenti, che provano a ripercorrere con coraggio le gesta dei loro idoli.
E’ assai emozionante guardare in televisione il Giro
d’Italia e le tappe di montagna che decidono la classifica. Ripenso alla grande
fatica dei ciclisti mentre scalano i ripidi versanti arrancando fino all’arrivo
sotto il traguardo del gran premio della montagna ed ai giornali e le
mantelline infilate sotto e sopra la maglia prima di affrontare le discese pericolose, specialmente
sotto la pioggia. Ma non si riesce a comprendere tutto ciò fino in fondo se non
si viene a vederlo dal vivo.
Proprio la salita al Passo dello Stelvio (il punto più alto mai toccato dalla corsa rosa non sempre raggiungibile dai ciclisti per ragioni metereologiche) è stata per anni tra le tappe più dure tanto che, per omaggiare uno dei più grandi ciclisti italiani di sempre, questo posto è anche denominato Cima Coppi. Numerosi sono gli elementi che lo ricordano: cartelli, stele e tanto altro.
Abbandoni il brulicare di questa multiforme folla quando arriva il momento di rimetterti in viaggio.
Comincia la discesa, questa volta sul versante lombardo, verso la Valtellina. Altri 34 tornanti in 22 chilometri con il piede sempre inchiodato sul freno. Curva dopo curva, fino ad arrivare a Bormio (altitudine 1.225 metri), un luogo reso famoso dalle terme conosciute fin dai tempi degli antichi romani e da cui probabilmente deriva il nome (dall'antico gallico "bormo" che significa sorgente calda).
Una cittadina, popolare tra gli amanti degli amari perchè patria del Braulio, che, oltre a regalare rilassanti momenti agli stabilimenti termali (Bagni Nuovi, Bagni Vecchi, Terme di Bormio), permette una piacevole passeggiata tra monumeti medievali ed eleganti stradine.
E proprio qui termina la descrizione di questo nuovo affascinante viaggio.
Proprio la salita al Passo dello Stelvio (il punto più alto mai toccato dalla corsa rosa non sempre raggiungibile dai ciclisti per ragioni metereologiche) è stata per anni tra le tappe più dure tanto che, per omaggiare uno dei più grandi ciclisti italiani di sempre, questo posto è anche denominato Cima Coppi. Numerosi sono gli elementi che lo ricordano: cartelli, stele e tanto altro.
Abbandoni il brulicare di questa multiforme folla quando arriva il momento di rimetterti in viaggio.
Comincia la discesa, questa volta sul versante lombardo, verso la Valtellina. Altri 34 tornanti in 22 chilometri con il piede sempre inchiodato sul freno. Curva dopo curva, fino ad arrivare a Bormio (altitudine 1.225 metri), un luogo reso famoso dalle terme conosciute fin dai tempi degli antichi romani e da cui probabilmente deriva il nome (dall'antico gallico "bormo" che significa sorgente calda).
Una cittadina, popolare tra gli amanti degli amari perchè patria del Braulio, che, oltre a regalare rilassanti momenti agli stabilimenti termali (Bagni Nuovi, Bagni Vecchi, Terme di Bormio), permette una piacevole passeggiata tra monumeti medievali ed eleganti stradine.
E proprio qui termina la descrizione di questo nuovo affascinante viaggio.






Nessun commento:
Posta un commento